Il mio posto nel mondo

Data presunta del parto: 8 aprile.
Nata il 28 marzo.

Ho occhi color del mare, che cambiano con il cielo:
azzurri come l’estate quando sono felice,
grigi come la burrasca quando sono troppo stanca o ferita.

Per molto tempo ho pensato che la cicogna mi avesse persa per strada.
Era diretta al mare, ne sono certa,
ma una folata di vento dispettosa, o forse una nuvola curiosa, mi ha fatto giungere a terra prima del capolinea.

Così, invece che fra onde e sale,
mi sono ritrovata sotto un cavolo, in Sussia.

Una manciata di case sparse, addormentate fra le montagne,
dove i tetti hanno il profumo del tempo
e le pietre ricordano ogni passo.

Lì, dove ora pascolano le mucche e danzano i grilli,
tanti, tantissimi anni fa, 250 milioni più o meno,
c’era il mare.
Un mare vero, azzurro e caldo,
che accarezzava la terra con la pazienza dell’eternità.
Lo so perché a scuola me l’hanno insegnato.

Nel 1902, il pro pro zio Tony
(Antonio Baroni, la prima Guida Alpina bergamasca)
trovò, quassù fra le rocce, il fossile di un pesciolino.
Un piccolo miracolo di pietra,
con le pinne delicate e il corpo disegnato come da un soffio.

Quel pesce dormiva lì da milioni di anni,
sotto la stessa terra dove poi sono nata anche io.

E ogni volta che penso a lui,
mi piace immaginare che non si sia mai del tutto addormentato,
che nuoti ancora, invisibile,
tra le radici dei fiori,
nei ruscelli che ridono tra i sassi,
o magari nei miei sogni.

La montagna mi ha insegnato la quiete
e la forza del silenzio.
Il mare, invece, abita il mio cuore:
muove i pensieri, colora i desideri,
canta dentro di me come una conchiglia
che non smette mai di mormorare.

Sono fatta di entrambi:
della roccia e dell’acqua,
del vento e della profondità.

E allora penso che la cicogna, dopotutto, non si sia sbagliata.
Forse sapeva che, per imparare ad amare il mare,
dovevo prima imparare la pazienza della montagna,
il ritmo lento delle stagioni,
la bellezza delle cose che crescono piano.

Così vivo tra due mondi:
il mare che è sogno
e la montagna che è casa.

E nel punto in cui si incontrano,
tra una nuvola e una conchiglia,
tra il vento e la memoria,
ho trovato, finalmente, il mio posto nel mondo.

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