Le emozioni hanno bisogno di depositarsi, come la neve quando smette il vento. Solo allora capisci davvero cosa è accaduto
Era notte fonda quando la mail di Nicla è arrivata, attraversando il silenzio come una piccola luce inattesa.
Mi annunciava che sarei stata tra i vincitori del Premio Marcello Meroni 2025, dedicato a chi in montagna riesce a essere esempio. Ho riletto quelle parole più volte, quasi incredula. Non conoscevo Marcello, eppure, guardando la sua foto, il sorriso sospeso tra cielo e roccia, ho avvertito una strana familiarità.
Forse perché chi ama la montagna riconosce chi parla la stessa lingua: quella delle mani che si aggrappano alla vita, del vento che asciuga le lacrime, della luce che torna dopo la fatica.
Quella notte ho capito che non era solo una comunicazione ufficiale. Era un incontro.
Un invito gentile a fermarsi, respirare e riconoscere che quel cammino fatto di passi, fatiche, silenzi e piccoli gesti aveva lasciato una traccia.
Mi sono sentita parte di una cordata invisibile, che unisce chi cammina ora e chi, da lassù, continua a insegnarci la direzione.
Nei giorni successivi ho cercato di far spazio a quella notizia, di capirne il peso e il significato.
Ho immaginato la giornata a Milano: non un sentiero da pulire, non una salita tra boschi e sassi, ma un luogo elegante, cittadino, lontano dai miei passi quotidiani. Eppure, in quel diverso scenario, c’era un senso profondo: portare con me Sussia, i suoi silenzi, le sue attese, i sogni e i volti che ogni giorno la tengono viva.
Più riflettevo, più capivo che questo premio non parlava di imprese straordinarie, ma di gesti quotidiani: la cura di un sentiero, l’ascolto di un anziano, la pazienza di chi custodisce un luogo al di là di qualsiasi tornaconto.
Mi sembrava quasi ingiusto che il riconoscimento arrivasse a me soltanto, perché ogni passo che ho fatto è intrecciato ai passi di molti altri: famiglia, amici, compagni di strada, volontari, chi ha creduto in me anche quando io faticavo a farlo.
C’era anche l’emozione, quella vera, di condividere finalmente ciò che a volte resta nascosto tra le pieghe dei giorni. Come se Milano potesse diventare il luogo in cui la voce dei boschi arriva più lontano.
E poi quel giorno è arrivato.
Milano mi ha accolta con la sua eleganza, il suo ritmo veloce, le voci che risuonavano nella splendida Sala Alessi di Palazzo Marino. Dentro di me, però, c’era un piccolo tumulto: gratitudine, stupore… e anche una gran voglia di scappare, infilare gli scarponi e tornare tra i boschi, là dove le emozioni respirano piano.
Rivedo i volti degli organizzatori, il modo gentile in cui Laura e Luca hanno cercato di mettermi a mio agio, gli altri premiati con le loro storie forti e coraggiose.
Rivedo gli amici veri che sono venuti senza clamore, solo per esserci. Tony. I miei figli. Loris. E i suoi nonni, che non erano mai stati a Milano, e hanno scelto di venire proprio per questo giorno. Un dono immenso, che porterò con me come una carezza che non si dimentica.
E poi un pensiero che non smette di vibrare: mio papà, che per primo mi ha insegnato l’amore per questa terra, la fatica e il sudore, la coerenza e l’esempio. La cosa più preziosa è stata la presenza silenziosa di tutte queste persone: quella che non si chiede, ma che ti abbraccia anche solo con uno sguardo e ti dice “ci sono, con te”.
Le parole ascoltate quella mattina si intrecciavano come sentieri. Storie di chi, in montagna, sceglie ogni giorno la gentilezza, la cura, la condivisione.
E allora ho capito che davvero non servono imprese straordinarie per lasciare un segno: bastano passi sinceri, mani che aiutano, occhi che guardano con rispetto.
Essere lì, tra tante persone che amano la montagna, mi ha fatto sentire parte di una cordata più grande, invisibile ma forte.
Ripenso a Sussia, ai silenzi che la proteggono, alle persone che la tengono viva.
Questa menzione è anche loro: di chi cammina, di chi sogna, di chi custodisce.
Grazie a chi era presente, a chi mi ha scritto, a chi da lontano ha condiviso questa emozione.
La porto con me come una pietra raccolta lungo il sentiero: piccola, ma piena di significato.
⛰️
La montagna insegna che ogni passo ha bisogno di tempo per diventare memoria.
E oggi quella giornata resta per me un invito a non mollare, a proseguire, passo dopo passo, con la stessa passione e cura che la montagna mi ha insegnato.

Per chi desidera percorrere altri sentieri di questa bellissima iniziativa, qui trovate il sito ufficiale del Premio Marcello Meroni
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