Una vecchia storica borgata

Sussia è un’antica borgata di montagna immersa nei boschi delle Prealpi Orobie, sopra San Pellegrino Terme, nel cuore della Valle Brembana.
Ai piedi del Castello della Regina, tra pascoli, faggete e silenzi che raccontano la storia, Sussia accoglie chi la raggiunge con il fascino intatto di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.

Un’antica borgata di montagna tra natura e storia

Sulle pendici del Pizzo Cerro, la borgata di Sussia si distingue per la sua struttura: non un centro compatto, ma un piccolo gruppo di case in pietra, calce e terra, armoniosamente distribuite lungo il versante della montagna. I primi documenti che la citano risalgono all’anno 1000 d.C., molto prima che nel fondovalle sorgesse San Pellegrino Terme. All’epoca, Sussia veniva nominata come Suctia o Suzia, ed era attraversata da pastori, mercanti e pellegrini che percorrevano la via Taverna, l’antica strada che collegava la pianura bergamasca con la Valtellina, attraversando in quota tutta la Valle Brembana. L’origine del nome è incerta: potrebbe derivare dal latino saxea (“luogo dei sassi”) o dal celtico -sus (“luogo in alto”, “sorgente”). In entrambi i casi, il significato descrive perfettamente la realtà del luogo — un paesaggio roccioso, elevato e silenzioso, sospeso sopra la valle e sopra le celebri sorgenti termali di San Pellegrino.

Tra leggende, Guelfi e Ghibellini

Il territorio di Sussia è intriso di leggende e antiche rivalità.
Le cronache medievali raccontano che, tra i boschi del Castello della Regina, si scontrarono Guelfi e Ghibellini, in lotta per il controllo della valle. Secondo la tradizione, proprio in queste terre avrebbe trovato rifugio la Regina Teodolinda, la sovrana longobarda che portò il cristianesimo tra i Longobardi. La leggenda narra che Teodolinda nascose un tesoro nei pressi del Castello e che fulmini e saette si scatenino ancora oggi per proteggerlo da chi tenta di scoprirlo. Camminando lungo i sentieri che attraversano la borgata, sembra quasi di percepire l’eco di quelle storie — un intreccio di realtà e mito che rende Sussia un luogo unico nella Valle Brembana.

Fede, lavoro e comunità: la vita nella borgata Sussia

Per secoli, la borgata Sussia fu una piccola comunità viva, laboriosa e profondamente legata alla montagna.
Al centro del nucleo abitato si trova la chiesetta di San Michele Arcangelo, costruita come punto di riferimento per i bergamini e le famiglie che vivevano di pastorizia, legna e agricoltura. Accanto alla chiesa si trovava la scuola di Sussia, una sola stanza dove i bambini imparavano a leggere e a scrivere prima di tornare ad aiutare i genitori nei campi o nei boschi. La devozione era parte integrante della vita quotidiana: molte abitazioni conservano ancora oggi affreschi e immagini sacre. Documenti d’archivio testimoniano che nel Quattrocento gli abitanti avevano il diritto di eleggere il proprio parroco. Nel 1829, la contessa Elena Sonzogno, originaria di Sussia ma residente in Bergamo Alta, lasciò una donazione affinché fosse celebrata la messa domenicale in perpetuo nella chiesetta di San Michele.

Personaggi illustri della borgata Sussia

Nonostante le sue dimensioni modeste, Sussia ha dato i natali a persone di grande ingegno e passione. Pietro Sonzogno (XVIII secolo) fu un maestro costruttore di orologi da torre. Le sue opere scandiscono ancora oggi il tempo in Città Alta, a Zogno e a Sedrina. Antonio Baroni (1833-fine Ottocento), nato sopra la chiesa di San Michele, fu un pioniere dell’alpinismo orobico e guida del CAI di Bergamo. Uomo schivo ma determinato, accompagnava escursionisti e studiosi sui sentieri più ardui, trasmettendo rispetto e amore per la montagna.

Sussia nella guerra e nel dopoguerra

Durante la Seconda guerra mondiale, la borgata di Sussia divenne un rifugio prezioso per partigiani e fuggiaschi.
Le sue case isolate, le grotte e le mulattiere segrete offrirono riparo a chi cercava libertà e protezione.
Il territorio divenne un punto strategico di collegamento tra la valle e i monti, simbolo di resistenza e solidarietà. Negli anni successivi, però, la montagna iniziò a spopolarsi.
Con l’arrivo della ferrovia e delle industrie nel fondovalle, molte famiglie si trasferirono a San Pellegrino Terme o nei paesi vicini.
La scuola di Sussia chiuse nel 1924, e da allora la borgata è rimasta un luogo di memoria e radici.

Visitare Sussia oggi

Oggi Sussia è una meta ideale per chi cerca natura, storia e autenticità.
Le sue case in pietra si affacciano su panorami che spaziano fino alle Orobie, tra sentieri, mulattiere e boschi che raccontano secoli di vita montanara. Camminare fino alla borgata significa immergersi in un paesaggio intatto, dove ogni pietra conserva una storia e ogni silenzio parla del legame profondo tra l’uomo e la montagna. Visitare Sussia non è solo un’escursione: è un incontro con la memoria, la lentezza e la bellezza di una Valle Brembana autentica, dove natura e tradizione si fondono in un racconto che continua ancora oggi.

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